Fin da quando ne ho memoria, ho sempre scritto. Mi piace ricordare un aneddoto della mia infanzia: riempivo interi quaderni di flussi d’inchiostro, sequenze di quelli che solo in seguito avrei scoperto essere delle “l” in corsivo. Non saprei dire perché, ma ero affascinato dal gesto di muovere la penna sulla carta, di lasciare una traccia, un segno.
Accanto alla scrittura, sentivo un altro grande bisogno: costruire dei libri. Una necessità innata, che in quarta elementare diede forma al mio primissimo “libro”. Su alcuni fogli bianchi rettangolari per appunti avevo scritto una storia di una decina di paginette, piena di errori, con una mano e una testa che ancora non sapevano di dover fare i conti con la disortografia.
Presi quei fogli, li pinzai insieme, realizzai una copertina e diedi al libro un titolo che, purtroppo, oggi non ricordo. Lo presentai con fierezza alla maestra Raffaella: fu lei a darmi il primo incoraggiamento a continuare. Da allora, il tarlo del libro non mi ha più abbandonato.
Come si passa da un sogno a un’idea, e da un’idea a un’azione? La risposta l’ho appresa negli anni di impegno in questo ambiente: la parola chiave è lavorare. Lavorare di giorno e di notte, credendo in ciò che si fa più di chiunque altro. Ma altrettanto fondamentale è imparare: farlo continuamente, da tutti, con rispetto e con l’umiltà di chiedere, ascoltare e capire come funzionano le cose.
Il mio percorso è stato, e continua a essere, fatto di piccoli passi. Passi davvero minuscoli, conquistati giorno dopo giorno, che mi portano ogni volta un po’ più in là. Sono partito come poeta, ma oggi sono felice di definirmi promotore culturale, perché la mia attività principale è diventata l’organizzazione di eventi e lo sviluppo di progetti culturali ed editoriali.
Tutto è cominciato con l’avvicinamento a un gruppo culturale spontaneo che univa pittura, musica e poesia. Ho avuto la possibilità di frequentare persone che vivevano la cultura come una filosofia di vita, e da loro ho imparato a riconoscermi in questo modo di essere.
Come mi piace ricordare, ciò che faccio prende forma in ogni momento della mia giornata: al risveglio, durante la colazione, mentre studio, lavoro o mi rilasso, fino all’istante prima di addormentarmi. A volte mi sembra che continui a crescere persino nei sogni.
Questa è la mia vita, e in essa riconosco la mia missione: contribuire a far sì che la cultura possa restituire dignità e voglia di vivere a chi si sente smarrito o cerca una strada. Costruire progetti che non siano fini a sé stessi, ma che possano generare un cambiamento reale nella vita delle persone.
Oggi la mia scrittura non vive più soltanto sulla pagina: mi porta tra le persone, sui palchi, nei luoghi in cui le idee diventano occasioni d’incontro. Ho all’attivo più di 100 eventi, tra partecipazioni come autore e organizzazione, e continuo a costruire un percorso in cui poesia e promozione culturale si alimentano a vicenda. Collaboro con numerose attività e realtà del territorio, intrecciando relazioni che fanno nascere nuovi progetti e danno forza a quelli già avviati. Sono stato invitato a raccontare la mia storia nelle scuole, durante feste aziendali e in contesti diversi, portando con me ciò che ho imparato e l’entusiasmo di chi ha ancora molto da costruire.
Nel frattempo, continuo a curare i miei progetti, a seguirne la crescita e a immaginare ciò che potrebbe nascere dopo. È un lavoro fatto di scrittura, incontri, telefonate, preparativi e dettagli: tutto quello che viene prima di un palco e che continua quando le luci si spengono. In questo presente riconosco sempre più chiaramente la mia direzione: non soltanto trovare spazio per ciò che ho da dire, ma creare occasioni perché anche altre voci possano farsi ascoltare.
Il primo passo sarà lavorare all’organizzazione di sfilate di moda di alto profilo, pensate per dare voce e visibilità alle giovani e ai giovani stilisti under 35. Voglio creare appuntamenti in cui la cura dell’allestimento, la scelta dei luoghi e la qualità dell’esperienza siano all’altezza del talento che porteranno in passerella. Non soltanto presentare delle collezioni, ma far conoscere le persone, la ricerca e le visioni che le hanno rese possibili.
Da qui voglio continuare ad ampliare il mio lavoro, coinvolgendo sempre più forme d’arte e costruendo collaborazioni capaci di farle dialogare. Il futuro che immagino non ha un unico palco: ha molti linguaggi e un’intenzione precisa, creare lo spazio perché chi ha qualcosa da esprimere possa essere visto e ascoltato.