La scrittura è il punto da cui sono partito, ma non è il confine di ciò che desidero costruire. La poesia, l’ideazione di progetti, l’organizzazione di eventi e la comunicazione sono espressioni diverse di una stessa ricerca: dare forma a ciò che sento importante e creare occasioni perché anche altre persone possano farlo. Non voglio scegliere tra essere autore e promotore culturale, ma tenere insieme queste dimensioni, lasciando che la mia sensibilità artistica orienti ciò che immagino e realizzo.
Quando scrivo una poesia, lavoro con immagini, ritmo, emozioni e significati. Quando penso a un progetto collettivo, provo a fare qualcosa di simile attraverso persone, luoghi, opere e incontri. Cambiano gli strumenti, ma rimane il desiderio di mettere in relazione esperienze che meritano di essere ascoltate. Se una poesia può dare voce a ciò che sentiamo, un progetto culturale può creare lo spazio in cui quella voce incontra qualcuno.
È in questo passaggio, dall’espressione personale alla costruzione di uno spazio condiviso, che riconosco la direzione del mio percorso. Mi interessa essere autore di ciò che scrivo, ma anche ideatore dei contesti in cui opere, sensibilità e linguaggi diversi possano entrare in dialogo. Non soltanto riunire artisti all’interno di un programma, ma interrogarmi sul significato del loro incontro: perché quelle persone, che cosa possono far emergere insieme, quale esperienza offrire al pubblico e che cosa lasciare dopo.
Immagino la direzione creativa in questo modo: non come il bisogno di decidere tutto, ma come la responsabilità di riconoscere e custodire il senso di un progetto, lasciando spazio al contributo degli altri. Vorrei costruire realtà nelle quali poesia, editoria, musica, arti visive, moda e altri linguaggi possano incontrarsi senza perdere la propria identità, trovando nuove possibilità proprio nella relazione.
Il mio obiettivo non è soltanto realizzare singoli eventi, ma creare continuità. Vorrei che ogni iniziativa potesse lasciare qualcosa alla successiva: una collaborazione, una consapevolezza, un rapporto umano, una possibilità prima inesistente. Che chi partecipa non trovi soltanto un palco per una sera, ma un ambiente in cui tornare, proporre, assumersi responsabilità e contribuire alla crescita di un percorso comune.
Non misuro questa aspirazione soltanto attraverso la dimensione degli eventi o la notorietà che potranno raggiungere. Mi interessa costruire qualcosa che abbia identità, qualità e un valore concreto per le persone che ne fanno parte. La domanda che accompagna il mio lavoro, quindi, non è soltanto quale nuova iniziativa immaginare, ma che cosa desidero far esistere nel tempo.
Dentro questa visione, la mia voce d’autore deve restare viva. Dare spazio agli altri non significa rinunciare a ciò che ho da esprimere, ma ampliare il mio modo di creare. Voglio continuare a scrivere e, allo stesso tempo, contribuire a rendere possibile la scrittura, l’arte e la ricerca altrui. Sono due esigenze che desidero tenere in dialogo, senza che una cancelli l’altra.
Costruire, per me, significa anche imparare a condividere. Non vorrei dare vita a progetti che dipendano per sempre dalla mia presenza, ma a realtà nelle quali altre persone possano riconoscersi, portare competenze, assumere responsabilità e sviluppare idee che non avrei immaginato da solo. La mia impronta non dovrebbe risiedere nel controllo di ogni dettaglio, ma nella visione, nella cura delle relazioni e nella coerenza tra ciò che dichiariamo e ciò che facciamo.
Quando parlo di offrire opportunità, non penso di poter determinare il futuro di qualcuno. Penso a qualcosa di più concreto: creare un’occasione seria in cui una persona possa mettere alla prova il proprio lavoro, incontrare interlocutori, sentirsi ascoltata e scegliere come proseguire. Mettere a disposizione uno spazio, non stabilire quale strada debba essere percorsa.
È questo l’orizzonte verso cui desidero lavorare: continuare a creare qualcosa di mio e, insieme, costruire qualcosa che non appartenga soltanto a me. Forse l’opera più ampia a cui posso aspirare non è un singolo libro o un singolo evento, ma una realtà culturale con una voce propria, capace di dare spazio a molte altre voci.